Farmaci e Psicosomatica

La letteratura specialistica attualmente disponibile sull’azione farmalogica degli agenti psicotropi è inondata da un numero incalcolabile di informazioni. Si rende necessario, quindi, restringere il campo delle informazioni utili al clinico per la propria pratica clinica. Effettuando una ricerca MEDLINE sul numero di articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali attraverso motori di ricerca quale la PubMed della National Library of Medicine and the National Institutes of Health inserendo in maniera semplicistica e approssimativa la parola chiave psychopharmacology troviamo il numero impressionante di 5788 articoli pubblicati sull’argomento. Questa non esaustiva ricerca non tiene conto del numero imprecisato di articoli diversi che possiamo trovare se potessimo ricercare singolarmente ciascun farmaco. Entrando più specificamente nel campo della psicosomatica attraverso la stessa ricerca inserendo le solo due parole chiave Psychosomatic e Pharmacology risultano 756 articoli relativi all’argomento. Lo specialista di fronte a questi numeri e alla necessità di orientarsi in questo oceano di dati rimane sconcertato. Cosa fare, dunque. Bisogna iniziare a sottolineare l’argomento più diffuso e di pertinenza della psicosomatica. Il numero di agenti psicofarmacologici disponibili si è ingrandito in maniera enorme negli ultimi 20 anni. Il campo di ricerca e di applicazione della psicosomatica è l’interazione dei farmaci sul corpo, di valutare il crescente range delle opzioni terapeutiche nel trattare il paziente, nel dare indicazioni sulla scelta di terapie appropriate per i pazienti e nell’effettuare accorte variazioni quando si manifesta l’intolleranza o la resistenza al trattamento. Spesso questi aspetti occupano i pensieri farmacologici di molti psichiatri e di molti medici. Per parafrasare la frase di Ippocrate: “Primo, non procurare danno”, la conoscenza delle interazioni farmacologiche e le loro conseguenze dovrebbe rappresentare l’aspetto predominante dei pensieri del clinico. La conoscenza delle dinamiche di azione e di interazione farmaco-farmaco e farmaco-corpo e alla fine corpo-mente rappresenta un elemento decisivo al fine di evitare le crescenti e subentranti evidenze basate sulle implicazioni cliniche dell’interazione farmaco-farmaco quale causa di ospedalizzazioni, fallimenti terapeutici, complicazioni mediche evitabili e conseguenti costi sanitari. Purtroppo, la possibilità che l’intervento terapeutico possa essere causa di possibili interazioni farmacologiche spesso gravi è raramente presente nella mente di molti clinici. Ciò è spiegabile in parte con la formazione medica orientata alla osservazione specialistica del caso clinico e in parte sull’obiettivo farmacologico specifico per la malattia considerata. Le possibili interazioni sono terreno sconosciuto per molti clinici. Un altro problema è rappresentato dalla difficoltà ancora presente in molti medici di confrontarsi con le disponibilità informatiche (software e internet) necessarie per potersi orientare nell’enorme numero di informazioni al riguardo. Da qui nasce l’esigenza di confrontarsi con informazioni semplici. Per far fronte all’enorme numero di dati disponibili, un punto di partenza potrebbe essere rappresentato dall’esame delle interazioni farmacologiche interessanti gli agenti farmacologici che utilizziamo più frequentemente nella nostra pratica clinica. Nel tentativo di fare ordine e semplificare le nostre conoscenze potremmo iniziare a focalizzare l’attenzione sulle interazioni farmacologiche associate all’uso di antidepressivi, antispicotici e stabilizzatori dell’umore. L’attenta e non indiscriminata prescrizione farmacologica dei farmaci psichiatrici ci permetterà anche di evitare uno sport molto diffuso ultimamente sui mass-media ma anche, purtroppo, da parte di “qualificati” operatori del settore, cioè quello di criminalizzare i farmaci in psichiatria. Avere a disposizione semplici informazioni sui diversi tipi di interazione farmacologia può rappresentare un punto di partenza indispensabile per orientarsi in quest’ambito. Negli appositi spazi allegati si possono raccoglier delle templi informazioni sui meccanismi che sottendono le interazioni farmacologiche.


Conclusioni

L’enorme numero di informazioni disponibili rappresenta un limite alla capacità del clinico di poter conoscere tutte le interazioni farmacologiche a disposizione. Non è possibile aspettarsi che il clinico possa conoscere tutti i dettagli associati alle interazioni farmacologiche ma ciò è una magra consolazione per il paziente. Attualmente il supporto informatico ci viene d’aiuto. La possibilità di possedere programmi informatici è il modo migliore per sviluppare le nostre conoscenze e per poter attingere alle informazioni necessarie.

Sandson (2005) fornisce alcune delle indicazioni pratiche per il clinico:

  1. diventare un esperto dei farmaci che noi prescriviamo più frequentemente. In termini assoluti la maggior parte degli psichiatri non utilizza più di 10 – 20 farmaci. Acquisire una solida conoscenza dei farmaci utilizzati
  2. prestare particolare attenzione agli agenti che hanno un basso indice terapeutico (dose letale per il 50% della popolazione diviso la dose efficace per il 50% della popolazione [LD50/ED50]. Conoscere le principali interazioni che producano significativi effetti indesiderati in overdose (ad esempio: litio / TCAs = potenzialmente letale]
  3. consultare le risorse informative a nostra disposizione, frequentemente (articoli, libri, software etc). “Un medico che consulta frequentemente le proprie risorse è un medico sicuro“.
  4. educare i propri pazienti a riconoscere gli effetti collaterali per segnalarli, registrando e comunicando anche l’assunzione contemporanea di composti quali tabacco, the verde, erbe, succo di pompelmo, etc)
  5. provare a selezionare gli agenti con rischio minore di interazioni farmacologiche dannose.

La conoscenza di interazioni psicofarmacologiche è diventata importante negli ultimi anni. Tuttavia, la quantità di informazioni può apparire impressionante, portando il clinico ad evitare e, quindi, a ignorare le informazioni necessarie. In futuro, sarà indispensabile elaborare un programma informatico che permetta al clinico di prescrivere farmaci adeguati sia in termine di efficacia che di sicurezza e tolleranza.

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