“Come te l’aggia rice?”

Il modo squisitamente umano di comunicare al di là del verbale

a cura di Katiuscia Aquino


  • Dimmi di che segno sei (3/24/2017) - a cura di Katiuscia Aquino E per concludere alcune interpretazioni prese in prestito dalla psicologia analogica. La psicologia analogica ha individuato tre tipologie di classificazione per l’individuo: ASTA – che riporta a una relazione conflittuale con il padre. TRIANGOLO – che suggerisce un rapporto conflittuale con la madre. CERCHIO – che testimonia l’alternanza di momenti di fiducia e di sfiducia nei confronti di entrambi i genitori. Per capire qual e’ la nostra tipologia di appartenenza e’ sufficiente osservare i gesti prevalenti come il tipo di stretta di mano (penetrativa, avvolgente a tenaglia), il modo di toccarsi sul viso con i polpastrelli delle dita (stringere la guancia o il mento o con il dito indice puntato), l’atteggiamento usato nel discorso (il dito puntato e il braccio teso, le mani che esprimono il segno dell’ok). L’ASTA che riconduce analogicamente al simbolo “padre”, ha la funzione di colpire e ferire. È pertanto un simbolismo di tipo penetrante, incisivo, offensivo, autoritario. SEGNI: tutto quello che ha come forma un’asta (alzare un dito) COMPORTAMENTO: colpevolizzante, accusatorio, che non offre soluzioni al problema. GESTI: toccarsi con il dito a punta, penetrante, offensivo, incisivo. CERCHIO: è il referente analogico del simbolo “ego”. La sua funzione del cerchio è [...]
  • Gesti e significato (3/24/2017) - a cura di Katiuscia Aquino Esistono linguaggi interamente basati sui gesti delle mani – come le lingue di segni usate dai sordomuti, a lungo considerate lingue minori, e di cui il linguista americano William Stokoe ha mostrato invece la completezza -, che quindi fanno un uso simbolico dei gesti. Non tutti i gesti che facciamo sono espressamente simbolici. Il più delle volte gesticoliamo durante il discorso, senza nemmeno badare al movimento delle nostre mani. Sono questi i gesti illustratori, che cioè servono ad illustrare, sottolineare, rafforzare quello che stiamo dicendo. Vi sono gesti di automanipolazione, con i quali trasmettiamo involontariamente delle informazioni riguardanti la relazione. Questi gesti possono esprimere interesse o rifiuto. Sono segni di interesse diversi gesti che riguardano le bocca come mordicchiarsi le labbra o una penna oppure lo spostamento di oggetti verso se stessi. L’accarezzarsi i capelli o la stimolazione del padiglione auricolare svelano, invece, un interesse anche affettivo o sessuale. Sono gesti di rifiuto lo sfregamento del naso, l’atto di spolverarsi l’abito e l’allontanamento degli oggetti. La tensione è invece espressa dal gesto di grattarsi, il più delle volte nella zona del naso. Interessante lo studio di Robert Krauss e Ezequiel Morsella della Columbia University di [...]
  • Gesti universali e gesti endemici (3/24/2017) - a cura di Katiuscia Aquino VERRIMMO E’ CI CAPÌ!!!! Ad esempio in Tunisia ed in molti altri paesi arabi unire il pollice a tutte le dita della mano significa: “un attimo di pazienza”. Nel napoletano significa esattamente l’opposto: “ti vuoi sbrigare, vuoi arrivare al dunque?”. È quindi buona norma utilizzare la gestualità simbolica soltanto nel proprio ambito culturale per non incorrere in spiacevoli equivoci interculturali. La “pernacchia” che i francesi usano per dire semplicemente “non lo so” o “che me ne importa” è un atto piuttosto sgradevole per un italiano . Le mani aperte con il palmo rivolto verso l’interlocutore corrispondono al gesto più offensivo in Grecia (il cosiddetto muza), mentre in Italia al massimo potrebbero essere interpretate con il consiglio di fare con calma. Fare la linguaccia, è un gesto che si compie mostrando la lingua, che ha il significato universale di un insulto e trae origine dall’infanzia, quando il bambino tira fuori la lingua ogni volta che vuole rifiutare il cibo. Così il gesto si trasforma in un generale rifiuto e il messaggio “non lo voglio” diventa poi “non ti voglio”. Il gesto o l’atto di togliersi le scarpe è mal visto nella nostra cultura,mentre nelle culture scandinave [...]
  • Il corpo in movimento (3/24/2017) - IL CORPO IN MOVIMENTO è espressione di un altro linguaggio non verbale di eccellenza: la danza….. La danza è una sofisticata forma d’arte in grado di esprimere pensieri e sentimenti umani attraverso il corpo inteso come strumento, in diversi generi e culture. Uno di questi generi è il balletto occidentale, che si mescola a dialoghi gestuali delle mani e delle membra e a fluidi movimenti del corpo, nonché a una schiera di altri protocolli non verbali che rimandano l’uno all’altro: la musica, i costumi, le luci, le maschere, la scenografia, le parrucche, ecc. la danza e la musica di solito accompagnano le pantomime o gli spettacoli muti. I clown muti o i mimi integrano i movimenti del corpo con un adeguato make-up e con i costumi. Se pensiamo al corpo che parla, il non verbale per eccellenza, è affidato a: gesti, segni, movimenti. La comunicazione non verbale ha un’origine biologica (si può presumere che si sia sviluppata per consentire la sopravvivenza) ed è mediata per lo più dalle strutture cerebrali più antiche, quelle, per intendersi, che sottendono i comportamenti basilari di sopravvivenza, come la reazione di fuga o di attacco, il comportamento aggressivo, quello copulatorio e quello di ricerca di [...]
  • Il volto e le sue espressioni (3/24/2017) - Guardando le espressioni del viso molti di noi potrebbero esplodere in un “CHE MI VULISSI RICE?” Quanta della nostra comunicazione passa attraverso il nostro volto ed i suoi gesti! Le labbra serrate “chiudono ed escludono”; quelle aperte “sono disposte ad ascoltare”. Non a caso la parola “alunno” significa “essere nutrito”e, all’interno di qualche classe a scuola, durante l’avvincente spiegazione di un docente, può capitare di sorprendere qualche studente a “bocca aperta” che “assapora” e “fagocita” basito gli insegnamenti del didatta! Le espressioni del viso, il broncio, la smorfia, inarcare le sopracciglia, il pianto, aprire le narici, costituiscono un sistema di comunicazione potente e universale, prese separatamente o insieme. L’attività degli occhi, come guardare e scambiare sguardi, può rivelarsi particolarmente efficace per comprendere una serie di comportamenti sociali nei vertebrati e negli esseri umani. Sebbene i riflessi pupillari siano stati studiati fin dall’antichità, solo negli ultimi vent’anni tali studi si sono evoluti in un campo di ricerca molto vasto denominato pupillometria. Per i domatori di animali da circo è sempre esistita una tacita regola che prescrive di sorvegliare con attenzione i movimenti pupillari degli animali a loro affidati, ad esempio delle tigri, per stabilire con certezza le loro alterazioni d’umore. Gli [...]
  • La Prossemica ed il contatto fisico (3/24/2017) - La comunicazione non verbale può essere affidata altresì all’atteggiamento posturale. Se ci troviamo ad una festa ed il nostro interlocutore è meno interessante di un invitato che si trova altrove, tenderemo a portarci con il tronco verso il nostro interlocutore ma i piedi saranno puntati direzione della” nostra preda”….. Questo succede perché la parte sinistra del nostro cervello, quella “più” emozionale ha guidato il linguaggio non verbale verso il desiderio reale, mentre la parte “razionale” ci richiama verso il nostro “dovere”: dare attenzione all’interlocutore. La distribuzione spaziale dei corpi è influenzata dalla prossemica. La prossemica è quella branca della psicologia che studia i comportamenti spaziali, ovvero il modo in cui ci collochiamo nello spazio e regoliamo le nostre distanze rispetto agli altri e all’ambiente. Il primo studioso a fare ricerche estensive in questo ambito è stato l’antropologo e.t. Hall il quale, al termine della seconda guerra mondiale, venne incaricato di studiare come riavvicinare le culture “nemiche” tedesca e giapponese a quella degli stati uniti, così che la successiva cooperazione per la ricostruzione procedesse con maggiore collaborazione e senza incomprensioni. La distanza adottata è influenzata da: genere &cultura. In merito alle differenze di genere si è potuto vedere se fra una [...]
  • Quando le parole non bastano… (3/24/2017) - Nel pensare ad un titolo per questo mio intervento, la mente mi ha condotto ad una espressione tipicamente partenopea quel “come te l’aggià rice?”, che mi è sembrato potesse raccogliere l’ingegnosità umana tutta volta a cercare modalità espressive alternative, vale a dire il modo squisitamente umano di “comunicare” al di là del “verbale”. La comunicazione non verbale è affidata a COLORE, SUONO, CORPO, SEGNO COLORE: LINGUAGGIO AD ARTE…… IL NON VERBALE DELLA TELA: MESSAGGI AD ARTE . La trasposizione su tela, pietra, legno, ha radici lontane basti ci-tare i geroglifici, le pitture mura-rie etc, tutte forme volte a tradurre sensazioni, emozioni, senti-menti che l’artista nell’atto creativo tende a sublimare e il fruitore nel goderne il frutto mira ad elaborare e decodificare il messaggio. Il suono: il non verbale con “ritmo” è stato oggetto di una precedente edizione della PSYCHOPIZZA, l’edizione IX “È TUTTA UN’ALTRA MUSICA”; il frutto di quella giornata di lavoro è consultabile sul sito e nello specifico nella rubrica di neamente dedicata alla musicoterapia. COLORE, SEGNO, SUONO e CORPO trovano sublime sintesi nel linguaggio cinematografico. Nel libro ‘I vestiti nuovi del narratore’ di Armando Fumagalli (Il Castoro) si paragonano i processi cognitivi messi in opera da un lettore [...]
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