Il corpo in movimento

IL CORPO IN MOVIMENTO è espressione di un altro linguaggio non verbale di eccellenza: la danza…..

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La danza è una sofisticata forma d’arte in grado di esprimere pensieri e sentimenti umani attraverso il corpo inteso come strumento, in diversi generi e culture. Uno di questi generi è il balletto occidentale, che si mescola a dialoghi gestuali delle mani e delle membra e a fluidi movimenti del corpo, nonché a una schiera di altri protocolli non verbali che rimandano l’uno all’altro: la musica, i costumi, le luci, le maschere, la scenografia, le parrucche, ecc. la danza e la musica di solito accompagnano le pantomime o gli spettacoli muti. I clown muti o i mimi integrano i movimenti del corpo con un adeguato make-up e con i costumi. Se pensiamo al corpo che parla, il non verbale per eccellenza, è affidato a: gesti, segni, movimenti. La comunicazione non verbale ha un’origine biologica (si può presumere che si sia sviluppata per consentire la sopravvivenza) ed è mediata per lo più dalle strutture cerebrali più antiche, quelle, per intendersi, che sottendono i comportamenti basilari di sopravvivenza, come la reazione di fuga o di attacco, il comportamento aggressivo, quello copulatorio e quello di ricerca di cibo. La comunicazione non verbale è dunque innata.

Quanta parte della comunicazione non verbale è affidata al nostro aspetto esteriore.

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L’abbigliamento comunica sempre qualcosa di noi; è quello che si trova al confine tra noi e il resto mondo, è la “pelle” che separa il corpo da quello che c’è all’esterno. Scegliendo un abito scegliamo quello che vogliamo comunicare e quello che “non” vogliamo comunicare di noi. Puntigliosità, rassegnazione, ribellione e svogliatezza: sono modi di essere che i vestiti potrebbero trasmettere. Anche la scelta di accessori e profumi, usanze già ampiamente diffuse in età ellenica e romanica, è assolutamente legata ad un voler dire qualcosa. Questo fenomeno è più evidente nelle superstiti società tribali in cui l’abbigliamento ancora non prende il sopravvento sulla seminudità e in cui il corpo stesso diventa un “vestito”. Dalla testa ai piedi, ogni parte del corpo può essere oggetto di decorazioni più o meno durature. Ad esempio gli antichi egizi elaboravano parrucche da indossare in occasioni speciali, proprio come la nobiltà francese che reputava la fastosità della parrucca indice di status sociale elevato (la regina Maria Antonietta possedeva una parrucca alta circa un metro da sfoggiare nelle serate di gala e questo portò ad abbassare i sedili delle carrozze e ad alzare le porte!). Anche presso gli antichi romani erano in uso le chiome artificiali (fatte con i capelli dei popoli vinti in battaglia) e quelle delle prostitute erano riconoscibili in quanto tinte di giallo. Al giorno d’oggi, per le geishe giapponesi è indice di cura del proprio aspetto esteriore truccare con dovizia certosina il viso e il collo con cipria bianca e compatta, ma non farebbero una buona impressione alle donne masai africane che usano decorare il proprio viso con motivi tribali! Il linguaggio del corpo fa riferimento all’espressione spontanea dell’emozione e dell’affettività e che è un sistema in gran parte inconscio. Esso consiste in un complesso di regolazioni riflesse e automatiche del tono muscolare, dell’atteggia-mento posturale, della mimica facciale e gesticolatoria, della distanza personale e dell’uso dello spazio circostante e così via. a partire dallo sguardo. Lo sguardo permette a tutti di noi di capire le intenzioni di una persona; in genere è intenso e sostenuto in situazioni amorose o di corteggiamento ma anche, al contrario, in situazioni di sfida, come nel cosiddetto incontro “faccia a faccia”.

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