La Prossemica ed il contatto fisico

La comunicazione non verbale può essere affidata altresì all’atteggiamento posturale. Se ci troviamo ad una festa ed il nostro interlocutore è meno interessante di un invitato che si trova altrove, tenderemo a portarci con il tronco verso il nostro interlocutore ma i piedi saranno puntati direzione della” nostra preda”….. Questo succede perché la parte sinistra del nostro cervello, quella “più” emozionale ha guidato il linguaggio non verbale verso il desiderio reale, mentre la parte “razionale” ci richiama verso il nostro “dovere”: dare attenzione all’interlocutore. La distribuzione spaziale dei corpi è influenzata dalla prossemica. La prossemica è quella branca della psicologia che studia i comportamenti spaziali, ovvero il modo in cui ci collochiamo nello spazio e regoliamo le nostre distanze rispetto agli altri e all’ambiente. Il primo studioso a fare ricerche estensive in questo ambito è stato l’antropologo e.t. Hall il quale, al termine della seconda guerra mondiale, venne incaricato di studiare come riavvicinare le culture “nemiche” tedesca e giapponese a quella degli stati uniti, così che la successiva cooperazione per la ricostruzione procedesse con maggiore collaborazione e senza incomprensioni. La distanza adottata è influenzata da: genere &cultura. In merito alle differenze di genere si è potuto vedere se fra una femmina e un maschio che interagiscono c’è una reciproca attrazione, di solito fra i due si verifica anche un progressivo avvicinamento. In alcune ricerche si è voluto vedere se questo sia dovuto prevalentemente alla femmina, al maschio, oppure ad entrambi. Questi studi suggeriscono che in casi del genere la riduzione della distanza è da attribuire ad una strategia di avvicinamento messa in atto principalmente dalla femmina. In coppie di amici dello stesso sesso si registra un altro fenomeno interessante. Mentre nelle femmine la vicinanza è proporzionale al grado di attrazione reciproca, ovvero più ci si piace, più si sta vicine, nel caso dei maschi il grado di amicizia non lo si può misurare con la distanza. Essi infatti interagiscono a distanze maggiori rispetto alle femmine e non scendono mai al di sotto di una certa soglia, come invece fanno queste ultime.

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Esiste una specie di zona protetta intorno ad ognuno di noi – il cosiddetto uovo prossemico – che nessuno può invadere se non viene autorizzato da noi. Chi ci parla può quindi avvicinarsi fino ad un certo punto; se va oltre, proviamo una sensazione di fastidio, a meno che non si tratti di qualcuno con cui abbiamo una familiarità notevole. Poiché questa zona protetta è più estesa davanti a noi che lateralmente, avvertiamo meno il fastidio se qualcuno ci si avvicina di lato. Alcuni individui hanno una modalità comunicativa un po’ invasiva: tendono ad avvicinarsi troppo e a toccare chi hanno di fronte (digitale). Il canale digitale (ovvero toccare se stessi o gli altri) è una delle vie più potenti in quanto coinvolge la sfera affettiva. Quando tocchiamo qualcuno tendiamo ad esercitare un ruolo con implicazioni affettive e questo non sempre è possibile farlo, soprattutto con sconosciuti.

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Il contatto fisico ha valore e valenze diverse a seconda delle culture di appartenenza può essere più o meno favorito all’interno di una società. Tra i popoli arabi il contatto fisico è ben tollerato e investe numero-si ambiti della loro quotidianità, basti pensare ai chiassosi suk, mercati caotici in cui un arabo si districa in modo sicuramente più disinvolto di un occidentale non abituato ad un contatto fisico così marcato. Ricordiamo che in culture ad alto “contatto” sensoriale,come in quelle mediterranee, arabe e ispaniche, gli individui tendono ad utilizzare maggior-mente modalità sensoriali come l’olfatto e il tatto. Gli individui appartenenti a queste culture fanno un più largo uso di profumi personali e nelle interazioni tendono a toccarsi con maggiore frequenza rispetto a persone appartenenti a culture a moderato “contatto”,come quelle del Nord Europa o quella statunitense. •Lo spazio personale, inoltre, in queste ultime culture tende ad essere maggiore rispetto alle prime. Nelle popolazioni mediterranee, arabe ed ispaniche,gli individui tendono ad interagire più vicini tra di loro. La ben nota conseguenza è che quando noi ci rechiamo presso popoli del Nord Europa o negli Stati Uniti tendiamo ad attribuire loro freddezza ed ostilità. Viceversa, quando individui di popolazioni nordiche o statunitensi arrivano nella nostra cultura tendono a sentirsi a disagio per l’eccessiva vicinanza con cui le altre persone si avvicinano nelle interazioni quotidiane.

Tra i giapponesi e altri popoli asiatici, come nel caso dei nepalesi, le forme di saluto o le effusioni in pubblico che prevedano il toccare l’altra persona non sono viste di buon occhio e quindi sono evitate. Il legame affettivo, invece, non solo accorcia le distanze ma rende simili. Pensiamo a due innamorati. Quando sono insieme, assumono una postura identica, mimando gli stessi gesti, come in una “danza” non verbale. Vi è una vera e propria sintonia. Si riproduce artificialmente un procedimento naturale. Quando l’inconscio di un individuo è stimolato da quello del suo interlocutore, cerca di interessarlo assumendo la sua postura. È come se gli dicesse: “sono simile a te!”. Il meccanismo sottostante è definito ”rispecchiamento”.

C’è chi si è preso la briga di tradurre in cm le distanze consentite a seconda delle interazioni sociali ed il loro significato:

  • ZONA PERSONALE: 50-120CM: è la zona con cui stringiamo le mani
  • ZONA SOCIALE: fino a 240CM: è la zona dei rapporti di lavoro, ad esempio. Si realizza quando due zone personali entrano in contatto senza compenetrarsi, sì che la distanza tra le due persone sia pari a due braccia tese.
  • ZONA INTIMA: 20-50CM: si estende quanto il nostro avambraccio,è consentito accedere solo alle persone con le quali abbiamo maggiore familiarità. L’invasione di questa zona produce trasformazioni fisiologiche significative, quali l’aumento del ritmo cardiaco e dell’adrenalina nel sangue;
  • ZONA PUBBLICA da 240 cm a 8 mt: la zona dei relatori, propria delle comunicazioni pubbliche senza vero contatto personale (conferenze, comizi ecc.).

Ci sono inoltre momenti in cui più di altri inviamo segnali “non verbali” sono le situazioni che Goffman (1987) chiama “da palcoscenico”: comparire in pubblico, assumere un comportamento professionale, essere valutato da altri, trovarsi con persone più anziane o più importanti, essere vestito in maniera diversa, oppure distinguersi in altro modo. In tutte queste situazioni le persone possono sentirsi osservate piuttosto che osservatrici, perciò fanno del loro meglio per manifestare gli aspetti positivi della loro immagine del sé. Come l’individuo si veste, si atteggia etc. indica gli aspetti di sé che vuole siano recepiti dagli interlocutori oppure come vorrebbe essere giudicato dagli altri.

In queste diverse “zone” è possibile riconoscere varie posizioni:

  • posizione fianco a fianco: è collaborativa o confidenziale( due amici, ad esempio)
  • posizione di fronte: capo e dipendente
  • posizione angolare: ideale per colloquiare

Il linguaggio non verbale è per buona parte fatto di “gesti”

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