Il grande Balzo: Il Linguaggio

EvoluzionePsiche6-1-1_240x1Circa 50000 anni fa la sto-ria dell’umanità subì una improvvisa accelerazione, che Jarred Diamond (nel suo famoso e favoloso libro: Armi, acciaio e malattie) [1] chiama il Grande balzo in avanti. I primi Homo Sapiens avevano un cervello più piccolo degli uomini moderni ed erano molto arretrati nel comportamento e nell’uso degli attrezzi. In quel periodo è stata documentato, tuttavia, l’utilizzo del fuoco. Gli attrezzi prodotti da questi Homo Sapiens erano rozzi strumenti di pietra: non è stata trovata nessuna forma d’arte o di strumenti di osso. Ma intorno a 50000 sono iniziati ad essere scoperti reperti che presentavano una forma standardizzata e ornamenti di conchiglie in zone quali il Vicino Oriente, il Sudest e Sudovest europeo. Questi reperti sono stati rinvenuti vicino a scheletri identici a quelli moderni: gli uomini di Cro-Magnon. I Cro-Magnon ci hanno lasciato splendide testimonianze del loro passaggio: pitture rupestri, statuine e strumenti musicali. Diamond commenta che “di fronte alla straordinaria potenza espressiva delle immagini di animali a grandezza naturale nella grotta di Lascaux siamo portati a pensare che il loro creatore era un uomo come noi, nello spirito come nella carne”.
Secondo l’ipotesi “Out of Africa” tutte le popolazioni umane moderne hanno avuto origine in Africa tra 100.000 e 150.000 ani fa, al tempo in cui una specie emergente sostituì le precedenti specie degli ominidi come l’H. Heidelbergensis, H. erectus, e il Neanderthals. Questa specie aveva la capacità di rappresentare l’ambiente in cui viveva con simboli, una capacità manifestatasi con la nascita del linguaggio che può essere fatta risalire, attraverso la osservazione archeologica dei manufatti a circa 90.000 anni fa. È plausibile affermare che la transizione, l’acquisizione del linguaggio e l’origine delle specie umana siano germogliati tutti per lo stesso evento genetico. A giudicare dalla relativa stabilità dei modelli degli manufatti dei precedenti ominidi la transizione fu improvvisa.

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L’ipotesi “Out of Africa” dell’origine del moderno Homo Sapiens

L’ipotesi “Out of Africa” (“Fuori dall’Africa”) ritiene che l’attuale popolazione umana sia il risultato di una transizione genetica che si manifestò in Africa tra 100.000 e 150.000 anni fa e fece sì che il moderno Homo sapiens prendesse il posto delle specie ominidi precedenti così come l’ Homo erectus e del Neanderthals che si era già spostato fuori dall’Africa. È plausibile ipotizzare che la variazione genetica (l’“evento di speciazione”) che permise la transizione sia stato responsabile della capacità dell’uomo moderno dell’acquisizione del linguaggio e della rappresentazione simbolica.

Cosa è successo che ha determinato questo improvviso grande balzo in avanti della storia dell’umanità tra il 100.000 e 50.000 anni fa? Quale sarà stato quest’evento genetico? Broca (1861) riportò che la produzione del linguaggio è localizzata nel lato sinistro dei lobi frontali. Nel 1877 egli scrisse: “l’uomo è, fra tutti gli animali, l’unico in cui il cervello allo stato normale è il più asimmetrico. Egli è anche l’unico che possiede le facoltà più acquisite. Tra queste facoltà… la facoltà del linguaggio possiede il posto principale. Esso è ciò che ci distingue più manifestamente dagli altri animali”.

Ciò che Broca supponeva sulla asimmetria direzionale quale fattore critico è oggi confermato da studi di lateralità negli scimpanzé e negli altri primati. Le asimmetrie direzionali sono assenti negli altri primati, incluso le grandi scimmie, ed esistono anche alcune evidenze che attraverso l’analisi dei manufatti utilizzati considerano che l’ H. erectus era preferenzialmente destrimane. Quindi, il suo cervello era già asimmetrico. Ma la comparsa improvvisa di questa asimmetria cerebrale ha avuto origine da qualche modificazione genetica.
Secondo alcuni autori esso sarebbe stato determinato da alcune modificazioni della struttura (non della massa) del cervello e un graduale aumento delle capacità cognitive che ha reso possibile l’articolazione delle parole [2]; secondo altri la causa deve essere ricercata nei cambiamenti anatomici delle corde vocali, e quindi dalla nascita del linguaggio, da cui dipende l’esercizio della creatività. La rappresentazione simbolica compare presto nella cultura umana. E’ un fondamentale accompagnamento alla vita sociale di gruppo, all’uso di strumenti e alla divisione del lavoro consentita dalle dimensioni dei gruppi sociali più vasti. La testimonianza è data dai dipinti rupestri, i più antichi dei quali ritrovati in Francia sono datati proprio intorno a 50.000 anni fa [3]. L’elemento fondatore di questo epocale passaggio nel cammino dell’umanità è stato il linguaggio. Gli esseri umani, come le scimmie nostre cugine, sono animali sociali e la vita sociale richiede la comunicazione. “Il nostro linguaggio parlato a differenza dei nostri progenitori è reso possibile dalla nostra psicologia e anatomia. Le modificazioni anatomiche, quali l’abbassamento della laringe ha consentito una ricca comunicazione uditiva; diversi ricercatori ritengono che sia possibile riconoscere l’abbassamento della base cranica intorno a 1 milione e mezzo di anni fa epoca in cui si passa dall’appiattimento a una leggera flessione nell’Homo erectus, per raggiungere la completa somiglianza all’uomo attuale intorno a 400-300.000 anni fa [4]. La stessa possibilità ha reso possibile la realizzazioni di una organizzazione di gruppo e di stili di vita più complessi, e questo ha determinato e incoraggiato l’espansione del linguaggio. Il linguaggio e la rappresentazione simbolica si sviluppano di pari passo con la cultura e l’organizzazione sociale, in modo da garantire la comprensione tra i membri di una medesima famiglia o gruppo (S. Rose)”. Il linguaggio si evolve per adattasi ai meccanismi cerebrali preesistenti, e il cervello si evolve per adeguarsi a queste nuove potenzialità linguistiche. Un problema legato a questo cambiamento è la questione se questo balzo sia stato simultaneo o si sia diffuso da un punto di partenza verso tutti i territori colonizzati dai nostri progenitori. Le ultime ricerche tendono a suggerire che sorprendentemente queste modificazioni si siano manifestate contemporaneamente in diverse parti del mondo. Contemporaneamente a queste modificazioni avvenne la prima espansione certa dell’uomo oltre i confine dell’Eurasia e dell’Africa; così gli uomini occuparono l’Australia; la Nuova Guinea e le Americhe favoriti dalla glaciazione non ancora del tutto terminata.
Se ci fu un singolo istante i cui diventammo uomini, questo fu proprio il momento del grande balzo in avanti. Solo qualche altra decina di migliaia di anni occorse all’uomo per addomesticare gli animali, per sviluppare l’agricoltura e la metallurgia ed inventare la scrittura.

Uno dei più importanti e famosi psichiatri moderni, Tim J Crow ha sviluppato una teoria secondo la quale l’evento scatenante la specificità umana è costituito da una serie di modificazioni genetiche che hanno portato l’uomo a percorrere la strada che li ha separati dai propri cugini scimmieschi verso il progresso sociale e scientifico unico tra le specie viventi.

[1] Jared Diamond. Armi, acciaio e malattie. Giulio Enaudi Editore, Torino, p. 24-25, 1998
[2] Merlin Donald. Origins of the Modern Mind. Harvard University Press, p.106-110, 1991
[3] Steven Rose. Il cervello del ventunesimo secolo. Codice Edizioni, Torino, p138-139, 2005
[4] Fiorenzo Facchini. Origini dell’uomo ed evoluzione culturale. Jaca Book, Milano, p39, 2002
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