La Musicoterapia e i suoi modelli

Dalla scoperta dell’efficacia alla scientificità comprovata: la nascita della disciplina; i modelli esistenti di musicoterapia e le scuole più seguite.

(di Katiuscia Aquino)

(F.Nietzsche)
La musica comincia ad avere un effetto magico solo dal momento in cui noi sentiamo parlare in essa il linguaggio del nostro passato

La nascita di una disciplina si accompagna inevitabilmente all’individuazione di modelli,scuole da seguire. È stato così anche per la musicoterapica. La Federazione Mondiale di musicoterapia la definisce come un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obbiettivi terapeutici finalizzati a soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive e a sviluppare le funzioni potenziali o residue dell’individuo per realizzare l’integrazione intra ed interpersonale e, in definitiva, a migliorare la qualità di vita. La Comunità Internazionale aveva già concordato la definizione di Musicoterapia in occasione del VIII Congresso Mondiale tenutosi ad Amburgo nel 96

Vale a dire:

La Musicoterapia e l’uso della musica e/o dei suoi elementi (suono, ritmo, e armonia) per opera di un musicoterapista qualificato, in rapporto individuale o di gruppo, all’interno di un processo definito per facilitare e promuovere la comunicazione, le relazioni, l’apprendimento, la mobilizzazione, l’espressione, la organizzazione ed altri obiettivi terapeutici degni di un rilievo nella prospettiva di assolvere i bisogni fisici, emotivi, mentali, sociali e cognitivi

La musicoterapia si pone come scopi quelli di sviluppare potenziali e/o riabilitare funzioni dell’individuo in modo che egli possa ottenere una migliore integrazione sul piano intrapersonale e/o interpersonale e, conseguentemente, una migliore qualità della vita attraverso la prevenzione, la riabilitazione o la terapia”

Non esistono, all’interno delle pratiche musicoterapiche, criteri unanimemente riconosciuti, bensì punti di vista diversi, varie scuole e numerosi modelli di riferimento.

Nel 1999, in occasione del IX Congresso mondiale di Musicoterapia la World Federation of Music Theraphy ha accreditato i cinque modelli di musicoterapia più diffusi e con solide basi confortate da risultati documentati:

IL MODELLO DI NORDOHH-ROBBINS, basato sull’improvvisazione creativa ► Improvvisazione libera e verbalizzazione: il terapista improvvisa e, dopo aver suonato, fa parlare il paziente;

IL MODELLO COMPORTAMENTISTA DI MADSEN;

L’approccio recettivo (MUSICOTERAPIA PASSIVA) di H. BONNY;

L’approccio basato sul MODELLO PSICODINAMICO JUNGHIANO PROPOSTO DALLA DOTT.SSA M. PRIESTLEY;

Ed infine IL MODELLO DEL PROF. R.O. BENEBZON, AD IMPOSTA-ZIONE PSICODINAMICA che pone l’accento sulla potenzialità della musica come integratore relazionale.

Tali modelli sono stati considerati alla base di tutti quegli aspetti che da essi derivati hanno potuto generare altre forme, comunque riconoscibili e in qualche modo riconducibili alle matrici originarie di partenza. Tutto ciò che non si inquadra direttamente o indirettamente in questi modelli non vuol dire che non è valutabile come valido, ma di certo non può essere considerato qualcosa che proviene da premesse che si riconoscono in un corpo speculativo centrale, che oggi possiamo denominare la Musicoterapia Riabilitativa.

Le scuole musicoterapiche più importanti sono quella argentina, fondata da Rolando Benenzon, che presenta un tipo di approccio alla materia condiviso dalla maggior parte degli studiosi internazionali; quella inglese, nata nel 1958 su iniziativa di J.Alvin; quella austriaca (A. Schmolz); quella francese (J.Jost, E.Lecourt) e quella americana (E.Hillman Boxill),e la musicoterapia umanistica.

Anche in Italia si sono mossi alcuni passi importanti

Sono certa che a questo punto ne vorrete sapere di più.

Vi starete chiedendo: ma quale musica ascoltare e per quale disturbo?

Ecco una breve sintesi di alcune indicazioni trovate in rete ed alcuni links di approfondimento;

Per concludere, la ricerca moderna ha confermato i benefici psicoterapeutici della musica.

Anche in esperimenti con gli animali esposti alla musica in confronto ad altri ad una terapia del comportamento standard, si sono ottenuti risultati migliori negli animali del primo gruppo. Il che è confermato indirettamente dal fatto che oggi in molti ospedali e istituzioni la musica è utilizzata per alleviare i disturbi dell’umore, dolore, tensioni e allentare il senso di isolamento ed altri campi di interesse e applicazione che affronteremo in seguito.

Approfondimenti: https://twitter.com/MusicTherapy4

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