Introspezione ed empatia

Dal lavoro di Heinz Kohut emergono aspetti determinanti per la descrizione della stretta relazione tra introspezione ed empatia. Come descritto in nostri precedenti lavori, nell’ambito della cura dell’altro esiste un rapporto inscindibile tra empatia e fatica della compassione che determina presupposti terapeutici imprescindibili nel rapporto operatore sanitario-paziente. Senza introspezione ed empatia verso l’altro, verso l’oggetto osservato mediante le strutture sensoriali, e quindi oggettive, lo stesso oggetto rimane solo un attributo fisico. La capacità empatica e introspettiva permette di “sentire” il significato psichico presente nell’oggetto osservato e consente di “metterci al posto dell’altro”, attraverso un’introspezione vicariante. L’oggetto esterno diventa come se appartenesse all’osservatore permettendogli di vivere internamente esperienze esterne, appartenente all’altro. Solo così può riconoscere il significato nell’altro e cosa quell’oggetto significhi per quella persona; in questo modo, afferma Kohut “viviamo un fatto, una esperienza psicologica“. La forza e l’attendibilità dell’empatia, tuttavia, possono diminuire quanto più diverso è l’osservatore dall’osservato. Il valore dell’altro viene recepito dall’osservatore (nel nostro caso dall’operatore sanitario) sulla base del linguaggio conosciuto, il linguaggio emotivo che gli appartiene. Il dubbio  che si pone il referente dell’équipe operativa è il grado e il limite dell’istruzione formativa nei membri del gruppo che devono recepire tale linguaggio. Partendo dal dualismo nature vs nurture quali sono i gradi di attendibilità e di credibilità del processo educativo introspettivo ed empatico? Lo sviluppo delle neuroscienze potrà mai consentire di trovare i meccanismi inconsci o consci che su base genetica possono rendere possibile l’acquisizione del linguaggio empatico?  Kohut ne sottolinea l’unicità nell’affermazione che “l’introspezione e l’empatia hanno un ruolo in ogni atto di intelligenza psicologica”, rendendo invalicabile il limite della misurazione validabile e oggettivabile. Il problema è comprendere se c’è la possibilità di osservare dentro di sé la capacità di scegliere e di prendere decisioni, con il rischio che una ulteriore e più profonda analisi introspettiva possa confondere e rigettare in superficie i costituenti essenziali, in assenza di substrati intellettivi psicologi e biologici. Le conclusioni da queste riflessioni possono spingere alla rassegnazione di accontentarsi di un significato derivato da un substrato geneticamente codificato, sebbene modificabile dai vissuti esperienziali evolutivi. Sulla base delle sempre più numerose conoscenze derivate dalla ricerca nel campo delle neuroscienze sui fenomeni del pruning e della formazione del connettone neuronale si potrebbe arrivare inevitabilmente alla conclusione dell’ineluttabilità del processo descritto finora. I promotori del ruolo positivo dell’empatia e dell’introspezione (insieme alla compassione e alla speranza) negli operatori sanitari, tuttavia, considerano questi fattori come l’unica energia intraspichica necessaria per utilizzare le riserve cognitive, intellettive ed emotive.

L’’introspezione e l’empatia costituiscono, così, i “ricostituenti essenziali” dell’intelligenza psicologica a sua volta indispensabile per designare in nostri fenomeni come intrapsichici, siano o meno rappresentati da una intenzione cosciente o inconscia con la quale possiamo empatizzare. Infatti, attraverso l’empatia possono trovare spazio quei “fenomeni di mutuo scambio e di riconoscimento reciproco e si può superare la condizione caratterizzata da pregiudizi e stereotipi culturali che blocca la curiosità e la capacità  di interrogarsi” (Urlic, 2019). L’introspezione e l’empatia rappresentano, quindi, dei processi di recupero e di ripristino delle energie ridotte o perdute. Necessitano, tuttavia, della capacità della modulazione in quanto l’introspezione può costituire anche un’evasione dalla realtà raggiungendo un livello elevato di accettazione passiva di fantasia. In questo caso questa evasione può virare verso una deriva de-realistica e quindi sfociare verso meccanismi psicotici o in misura minore verso meccanismi disfunzionali quali i sintomi ansiosi o depressivi.

Dott.ssa Barbara Solomita

psicologa, psicoterapeuta

Letture consigliate

Heinz Kohut. La ricerca del Sé. Bollati Boringhieri, 1982

Urlic I, Berger M, Berman A. Vittime, vendetta e perdono. Edra, Milano, 2019

Robald D. Fairbairn. Il piacere e l’oggetto. Astrolabio, 1992

Onno van der Hart, Ellert RS Nijenhuis, Kathy Steele. Fantasmi del sé. Raffaello Cortina Editore, 2011

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