Riflessioni sulla solitudine

“Lonelissness is dangerous as smoking and overwheight”   (Gabriela Stoppe, EPA 2021)


“Poiché siamo imparentati con Dio sarebbe sconveniente trattarlo da estraneo, senza contare che la nostra solitudine, su scala più modesta, evoca la sua. Ma, per modesta che sia, non ci schiaccia di meno, e quando si abbatte su di noi come una punizione e richiede, per essere sopportabile, capacità e talenti soprannaturali – dove rifugiarsi, se non accanto a colui che, escludendo l’episodio della creazione, fu sempre tagliato fuori del tutto? il solo va verso il più solo, verso il solo, verso colui i cui lati negativi restano, dopo l’avventura del sapere, il nostro unico retaggio”.

(E.M. Cioran. La caduta del tempo. Biblioteca Adelphi 307, 1995, p.26-27).


da Benini & Malombra “Le fiabe per affrontare la solitudine“…

...in uno scritto giovanile di Karl Jasper, intitolato “Solitudine”, lo studioso indaga le dinamiche interiori sui caratteri dell’esistenza umana, sulla possibilità e sul rischio, considerando la solitudine come “polo insopprimibile” della comunicazione; ma anche in senso negativo, cioè come “possibilità di un io vuoto”.

Jasper tratta della comunicazione in senso esistenziale, capace di superare la solitudine rimanendo nella propria individualità, quella che “si realizza di volta in volta tra due che pur vincolandosi tra loro, devono continuare a restare due”. La relazione crea certamente delle difficoltà, ma anche lotta e dinamismo, non staticità, ma risveglio. In queste parole di Jasper “non posso giungere a me stesso senza entrare in comunicazione con l’altro” e “non posso entrare in comunicazione con l’altro senza essere solo”, egli sottolinea sia la via che conduce a se stessi e all’altro, dentro una relazione che non può prescindere dall’esser-se-stessi.


da Giuseppe Cantillo “Introduzione a Jasper“.

Se fosse garantita, la comunicazione non sarebbe possibile… la comunicazione è sempre possibile, esposta al fallimento,  a non attenuarsi,  perdersi. La comunicazione può accadere e salvarsi solo se i soggetti sono in grado di mantenersi in una condizione di “dolorosa sopportazione della solitudine”, in uno stato di “attesa”, di “speranza”.

Per Jasper, solitudine e comunicazione sono temi correlativi.

La solitudine intende salvaguardare la disposizione dell’esistenza possibile, alla libertà, non lasciandosi coinvolgere nelle comunicazioni oggettive, dove va smarrita la singolarità dell’esistenza. E’ certamente una situazione paradossale. Il paradosso è che “non posso giungere ad essere me stesso senza entrare in comunicazione con l’altro. E non posso [però] entrare in comunicazione con l’altro senza essere solo, cioè senza essere me stesso.

Se mi perdo nell’altro, o nella comunità, non sono più in grado di comunicare in modo autentico, perché non esisto come libertà, non esisto muovendo dalla mia origine. E’ qui, sottolinea Jasper, la distinzione tra comunicazione esistenziale, filosofisicamente fondata, che muove dalla solitudine, e la comunicazione fondata sul predominio dell’elemento della comunità politica o religiosa”

Io sono la solitudine


Guida pratica per conoscerla e affrontarla

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